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Perfette Sconosciute e Altri Mondi

Leonilda Prato

Faenza, Galleria della Molinella, dal 9 al 24 marzo
Leonilda Prato
La mostra

Leonilda è una donna che all’inizio del Novecento compie scelte controcorrente determinando in autonomia il proprio percorso esistenziale e lavorando come fotografa in una società tradizionalista e patriarcale. La sua intraprendenza non le impedisce tuttavia di costruire una famiglia solida e sentirsi profondamente radicata nella comunità di origine in cui conosce e condivide i riti. Leonilda incontra il femminile quando le donne sono ancora bambine imbronciate, e le segue nell’adolescenza e nella vita adulta fino alla senilità, sempre austera e distinta. È probabile che queste presenze anonime, per noi “perfette sconosciute”, non lo fossero per lei. Ricorrono, infatti, nell’Archivio, alcuni soggetti rappresentati in abiti e momenti diversi, suggerendo un’appartenenza alla stessa comunità è una consuetudine nel farsi ritrarre. Tra loro ci sono contadine, cameriere, ma non solo: le eleganti signore con cappello e ombrellini da passeggio appartengono ad altri contesti sociali, ma l’ambiente in cui sono ritratte è il medesimo. A tutte, senza distinzione, Leonilda riserva uno sguardo partecipe, a volte complice, teso a catturarne e a esaltarne la dignità e la bellezza. Leonilda studia e cura la composizione formale, interviene con oggetti “di scena” che possano conferire gentilezza: sciarpe, libri, foglie, fiori. l’ambiente bucolico prorompe in queste immagini fino a farsi protagonista. Distese di edera, radici, alberi e rocce diventano scenari naturali per gli scatti en plain air. Le pose che appartengono ai cliché dell’epoca talvolta se ne discostano lasciando in chi guarda l’impressione di un gioco tra la fotografa e la fotografata. Attitudini severe si alternando ad altre, più vezzose, fino a catturare, in rari ma potenti scatti, l’inquietudine quasi selvaggia di donne più simil a creature dei boschi dai capelli di fata o dall’estrazione febbrile. Tra i più commoventi, i ritratti delle madri circondate dai figli, raccontano vite di dedizione e di straordinarie fatiche. Incapace di omologarsi al ruolo che la società attribuisce alle donne, Leonilda si guarda bene dall’omologare le donne che osserva attraverso la sua lente, catturando in ognuna di esse un tratto, un bagliore nello sguardo che ne esprima carattere e unicità. Gli occhi che, fissando chi le guardava, oggi guardano i nostri con inossidabile vivisezione gettano così un ponte tra un passato che appare remotissimo e un presente affollato di immagini caotiche, aprendoci al mistero di una comunicazione sottile, al cuore stesso della fotografia.